Classic cars & art

"Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia."

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Thoroughbreds in British Racing Green

Aston Martin DB3S 1953

Aston Martin DB4 GT Zagato, Helmut Newton “Elsa Peretti in a ‘Bunny’ costume by Halston, New York, 1975”

The body, in its most perfect form.
Perhaps the most satisfying aspect of the doing sport is, having sweated, toiled, tried in every way to overcome the limits, to feel that the body responds perfectly as a well-tuned instrument, to feel the tension of every muscle that moves under the skin, and feel the intrinsic beauty of such a well oiled mechanism.
So the Aston Martin DB4 GT Zagato becomes a thin dress stretched on the hypertrophic muscles of a well trained athlete, the body which becomes a mirror of the mechanical attention, the curves that are the expression of a well-balanced tension. Beautiful, yes, the long hood that ends with the open mouth of a hungry shark, the violent impetus of the proportions that, again, makes clear what she is capable of even if she remains still, and a small cockpit like a feline ready to jump.
Born to try to break the motorsport hegemony of the Ferrari 250 GTO, she has never hit the target; on the other hand, under the liquid light of studio photographs, she appears in all her glory, a balanced composition in which each swelling appears as a tendon in flexion, as a muscular fascia, as an anatomical flash that makes her similar to a greyhound, both creatures perfectly adapted to the extreme speed.
Helmut Newton knew well the extreme beauty that can reside in a well-sculpted body; in all its artistic life, the German photographer has immortalized his obsession with the body, predominantly female, always perfect. Sometimes surreal, others disturbing, others perversely fascinating, we often find in his works the pleasure of the artist who sees in the beautiful form of his model the means through which to express not only his conception of art, but also to celebrate the splendor of the sheath that has been assigned to us.
He created alienating illusions which the spectator was asked to give an history and a meaning, images with a clear erotic substrate, that however was promptly denied by the alien expression, indifferent, almost hieratic, of the female protagonists, which put him further away from any vulgarity.
In this photo Newton shows off the beautiful body of the model and then jewelry designer Elsa Peretti in a strange costume, in a photo in which the vertical thrust, a little alienating, of the American skyline emphasizes her long legs of the subject, drawn by the light in smooth curves, under which one senses, however, the profile of the bones, of the muscles, once again.
And is the thinness and the pose that we do not typically associate with a magazine for men to contrast with the Playboy bunny costume, giving the illusion of a character out of time and out of place, for whom we are called to imagine a context, a story, and of which remains, above all, the extreme beauty.

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Il corpo, nella sua forma più perfetta.
L’aspetto forse più appagante del fare sport è, dopo aver sudato, faticato, tentato in ogni modo di superare i propri limiti, sentire il corpo che risponde alla perfezione come uno strumento ben accordato, sentire la tensione di ogni muscolo che si muove sotto la pelle, e percepire la bellezza intrinseca di un meccanismo tanto ben oliato.
Così l’Aston Martin DB4 Gt Zagato diventa un vestito sottile teso sui muscoli ipertrofici di un atleta perfettamente allenato, il corpo che diventa specchio della cura meccanica, le curve che sono l’espressione di una tensione ben calibrata. Bellissima, certo, il lungo cofano che termina con la bocca aperta di un pescecane affamato, lo slancio violento delle proporzioni che, di nuovo, rende evidente ciò di cui è capace anche se resta ferma, ed un piccolo abitacolo da felino pronto a balzare.
Nata per tentare di spezzare l’egemonia sportiva della Ferrari 250 GTO, non ha mai centrato l’obiettivo; in compenso, nella luce liquida delle fotografie da studio, appare in tutto il suo splendore, un equilibrio compositivo in cui ogni rigonfiamento appare come un tendine in flessione, come una fascia muscolare, come un guizzo anatomico che la rende simile ad un levriero, entrambe creature perfettamente adattate alla velocità estrema.
Helmut Newton conosceva bene la bellezza estrema che può risiedere in un corpo ben scolpito; in tutta la sua vita artistica il fotografo tedesco ha eternato la sua ossessione per il corpo, prevalentemente femminile, sempre perfetto. A volte surreali, altre disturbanti, altre ancora perversamente affascinanti, ritroviamo spesso nelle sue opere il compiacimento dell’artista che vede nella forma bellissima del suo modello il tramite attraverso il quale non solo esprimere la propria concezione di arte, ma anche celebrare lo splendore dell’involucro che ci è stato assegnato. Creava illusioni spiazzanti, cui lo stesso spettatore era chiamato a dare una storia ed un significato, immagini con un chiaro sottofondo erotico che tuttavia veniva puntualmente smentito dall’espressione estranea, indifferente, quasi ieratica, delle protagoniste femminili, che lo metteva inoltre al riparo da qualsiasi volgarità.
In questa foto Newton mette in mostra il bel corpo della modella e poi disegnatrice di gioielli Elsa Peretti in uno strano costume, in una foto in cui lo slancio verticale un po’ straniante dello skyline americano sottolinea le lunghe gambe del soggetto, disegnato dalla luce in morbide curve, sotto le quali si intuisce però il profilo delle ossa, dei muscoli, ancora una volta.
Ed è proprio la magrezza e la posa che non associamo tipicamente ad una rivista per soli uomini a contrastare col costume da coniglietta di Playboy, dando l’illusione di un personaggio fuori tempo e fuori luogo, per il quale siamo chiamati ad immaginare un contesto, una storia, e di cui ci resta, soprattutto, l’estrema bellezza.