Maserati Birdcage, Alexander Calder “Lobster Trap and Fish Tail”

image

image

“Birdcage” is the name given in 1959 to a geometric grid of thin tubes welded into a lattice of just 36 kg, that despite the extreme lightness, sacrificed nothing in terms of torsional stiffness.
There is however nothing of rigid in the works of Alexander Calder, for this reason called “mobiles”: characters of the fantastical world of the artist that conquer the airspace floating in a slight balance.
The birdcage frame was created to meet the needs of the gentlemen drivers, fundamental for the Maserati’s shaky finances, which in 1958 underwent controlled administration also for the competitions costs.
But the Type 60 is not just a two liters Sport car as the rival Porsches and Lister-Jaguars.
The innovative design of the frame makes it light and handy, and allows to take full advantage of the four cylinder 200 hp engine (here front-mounted) able to reach up to 270 km/h.
The merit is also of the aluminum body, beautiful without conceding anything to the pure styling: the duck tail acts as a spoiler, and the car has a low center of gravity to increase grip and handling.
Indeed, the only protrusion from the flat shape of the frame (here permitted by the small size of the engine) are the major wheelarches, elegantly connected by a low wraparound strip of Plexiglas that in any way drives away the pilot from the road.
If the Type 60 tackles rumbling the curves of the hill climbs, “Lobster Trap and Fish Tail” has a completely different approach to the air, and relies its own revolution (bringing movement in sculpture, this time literally, after the futurist experiments) to a peaceful swing without any noise.
Alexander Calder assembles it in 1939 with steel wire and aluminum sheet, making it another figure of his personal world populated with characters so thin, but so much full of joie de vivre. Since childhood he used to build on its own all kind of toys using recycled materials, using as models especially people from the world of the circus, animals and female figures resembling his sister’s dolls.
The game will always be a key component in Calder’s art, with the interest in primitive art and the desire to represent the movement, and so the life.
Mobiles do not claim to convey some kind of deep abstraction, they are content of their movement having no apparent explanation except for their delicacy, yet they attract us by their gentle beauty made of shadows, of change, of pure, flat, almost childlike colors.
The approach of the viewer on Calder’s sculptures it is often similar to that of someone who looks at a beautiful car: its raison d’etre is the beauty that still manages to convey, that curious feeling of wonder that doesn’t create concepts hard to understand.
The Type 60 evolved in 1960 into “Type 61”, with increased displacement, essentially ending his racing career in the same year, after the birth of 22 specimens, because of the increasing number of victories achieved by the new rear-engined cars.
Will then be created, again based on the Birdcage frame, the “Type 63”, the “Type 64” and finally “Type 65”, all rear-engined, who will suffer, however, from imperfect weights balance and therefore from poor handling.
So ends up, after just two years of many successes in various fields of motorsport, the lightning career of an imperfect innovation full of charisma.
Metal objects with an engine and therefore capable of spontaneous movement: here is a series of sculptures by Calder, which however in the end of his life (1973) decides to abandon all forms of forced movement to leave his creations free of floating weightless and without constraints.
And it is precisely the absence of weight the protagonist of Calder’s work, and he knows how to empty the human traits to make a portrait a simple hieroglyphics of wire, and to represent a constellation (florid vein that began with “Croisière” in 1931 and developed in parallel with natural subjects that characterize Calder’s entire production) as non-strictly geometric forms mobiles and brightly colored.
The “Constellation” are therefore the final loss of contact with the soil and the Earth’s force of gravity.
And if the BMW 3.0 CSL painted in bright colors by the artist for the 1975 24 Hours of Le Mans as a real canvas in movement is firmly anchored to the ground by its tires and by the downforce generated from the rear wing, we can say that with its 291 km/h it’s very close to the idea of ​​”perfect motion” sought by the artist.

In 2005, Pininfarina  reuses the name Birdcage for its new show car with rear engine built on the Maserati MC12, which wears over its futuristic body the blue and white livery, paying homage to traditional colors of Camoradi team.
“Lobster Trap and Fish Tail” is a 1939 sculpture of painted steel wire and aluminum foil, currently at the MOMA, NYC.

***

“Birdcage” è il nome dato nel 1959 ad un reticolo geometrico di tubi sottili saldati in un traliccio di appena 36 kg di peso che, nonostante l’estrema leggerezza, non sacrificava nulla sul piano della rigidità torsionale.
Non v’è invece nulla di rigido nelle opere di Alexander Calder, chiamate appunto “mobiles”: personaggi del mondo fantastico dell’artista che conquistano lo spazio aereo fluttuando in un equilibrio lievissimo.
Il telaio a gabbia d’uccello nasce per soddisfare le esigenze dei piloti privati, fondamentali per le traballanti finanze della Maserati, che nel 1958 finisce in amministrazione controllata anche in seguito alle spese necessarie per le competizioni. Ma la Tipo 60 non è semplicemente una vettura Sport di due litri di cilindrata come le rivali Porsche e Lister-Jaguar.
L’innovativa concezione del telaio la rende leggera e maneggevole, e le permette di sfruttare a fondo il quattro cilindri da 200 cv (qui montato anteriormente) fino a raggiungere i 270 km/h.
Il merito è anche della carrozzeria in alluminio, bellissima pur senza nulla concedere al puro styling: la coda a papera funge da spoiler, e la vettura ha un baricentro bassissimo per aumentare tenuta e maneggevolezza. Infatti l’unica sporgenza dalla piatta sagoma del telaio (consentita dalle ridotte dimensioni del motore) sono i grandi archi passaruota, elegantemente raccordati da una bassa e avvolgente striscia di plexiglas che non allontana in alcun modo il pilota dalla strada.
Se la Tipo 60 affronta rombando i tornanti delle cronoscalate, “Lobster, Trap and Fish Tail” ha tutt’altro approccio verso l’aria, ed affida la propria rivoluzione (portare il movimento nella scultura, stavolta in senso letterale, dopo gli esperimenti futuristi) ad un placido dondolio privo di alcun rumore.
Alexander Calder la assembla nel 1939 con fil di ferro e fogli d’alluminio, facendone un altro rappresentante del suo mondo personale popolato di personaggi sì sottili, ma pieni di joie de vivre. Fin da bambino era solito costruirsi da solo giocattoli di ogni tipo utilizzando materiali di recupero, attingendo per i soggetti soprattutto al mondo del circo, a quello animale ed a figure femminili somiglianti alle bambole della sorella.
Il gioco resterà sempre una componente fondamentale nell’arte di Calder, insieme all’interesse per l’arte primitiva ed alla volontà di rappresentare il muoversi, e quindi la vita.
I mobiles non pretendono di veicolare chissà quale profonda astrazione, si accontentano del movimento senza apparenti spiegazioni fuorché la loro delicatezza, eppure ci attraggono per la loro dolce bellezza che si nutre di ombre, di continuo mutamento, di colore puro, piatto, quasi infantile.
L’approccio dello spettatore delle sculture di Calder è quindi spesso simile a quello di chi guarda una bella automobile: la sua ragion d’essere si ferma alla bellezza che riesce a trasmettere, a quella sensazione di curiosa meraviglia che genera, senza paludarsi in concetti di difficile comprensione.
La Tipo 60 si evolve nel 1960 in “Tipo 61”, con cilindrata aumentata, concludendo sostanzialmente la propria carriera agonistica nello stesso anno, dopo la nascita di 22 esemplari, per via delle crescenti vittorie riportate dalle nuove vetture a motore posteriore.
Verranno quindi create, sempre sulla base del telaio Birdcage, la “Tipo 63”, la “Tipo 64” e infine la “Tipo 65”, tutte con motore posteriore, che soffriranno però di una non perfetta equilibratura dei pesi e quindi di una scarsa guidabilità.
Finisce così, dopo appena due anni di innumerevoli successi in vari campi del motorsport, la bruciante carriera di un’innovazione imperfetta ma dal grande carisma.
Oggetti di metallo dotati di motore e quindi capaci di spontaneo movimento: ecco una serie di sculture di Calder che però decide in ultimo (1973) di abbandonare ogni forma di movimento obbligato per lasciare le sue creazioni libere di fluttuare prive di peso e costrizioni.
Ed è proprio l’assenza di peso a farsi protagonista dell’arte di Calder, che sa svuotare i tratti umani fino a rendere un ritratto un semplice geroglifico di fil di ferro, e rappresentare una costellazione (florido filone che inizia con “Croisière” del 1931 e si sviluppa in parallelo con i soggetti naturali che caratterizzano tutta la produzione di Calder e le sculture “stabili”) come forme mobili non rigorosamente geometriche e vivacemente colorate.
Le “Costellazioni” rappresentano dunque la definitiva perdita di contatto col suolo terrestre e la forza di gravità.
E se la BMW 3.0 CSL dipinta a tinte brillanti dall’artista per la 24 Ore di Le Mans del 1975 come una vera e propria tela in movimento è saldamente ancorata a terra dai propri pneumatici e dalla deportanza generata dall’ala posteriore, si può ben dire che con i suoi 291 km/h si avvicini davvero molto a quell’idea di “movimento perfetto” ricercata dall’artista.

Nel 2005 la Pininfarina riutilizza il nome Birdcage su una propria nuova show-car a motore posteriore realizzata su base Maserati MC12, la cui linea avveniristica porta la livrea bianco-blu, rendendo omaggio agli storici colori della scuderia Camoradi.
“Lobster Trap and Fish Tail” è una scultura del 1939 in filo d’acciaio dipinto e fogli d’alluminio, conservata al MOMA di New York.

image