Alfa Romeo 6C 1750 GS Touring “Flying Star”, Piero Manzoni “Achrome 1962”

by Mrs Miura

But his hair has the silvery whiteness of my winter gardens, his eyes the cold glare of ice crystals, the lips the sharp thorn of the holly.
Suspended in the powdery and unreal air, between the trees bent with snow and the whitened palms, time does not concern him.
He walks slowly. The frost surrounds him, swallows him. He’s alone. White the hair, white and cold shirt, suit and shoes.
He, too, snowy like the statues seated next to him.

Color comes from the capacity of objects to reflect certain frequencies of white light; the white color comes precisely when a body absorbs all frequencies re-giving off them. It’s then a color that in itself hides and includes all others.
Over the years we have been accustomed to associate to the white color a series of symbolic implications (purity, and yet, even alienation, emptiness, loneliness, even death), perhaps more than to any other color, but the truth is just the opposite: white is the color of the absence.
Piero Manzoni chooses it for his “Achromes” to make clear how is the absence of gesture and artistic creation the true subject of the representation; in the first paintings of this series the color is applied directly onto the canvas, as if it was a base to be painted then, an evolving object the realization of which, however, stops at this stage. Nothing is represented in reality, everything is represented in potency.
The creative message is given to the expressive power of the color-not color, which bathes and saturates forms and everyday objects transformed up to be just symbols.
Once again, the meaning of the work lies only in its appearance, which
here is simply and empty as a mute speech.
Similarly, the Alfa Romeo Flying Star makes of the white her expressive tract, reaching the result of a pure work of great elegance, where the flawless perfection of form is combined with a dazzling light that spares no details of the car.
Created in 1931 by the Carrozzeria Touring of Milan for a woman, Josette Pozzo, is a roadster whose beautiful design integrates perfectly innovative (the useless platform divided into two parts thet seems an arabesque) and classical details (the typical Alfa Romeo radiator), where stylistic cohesion is charged all to the very special livery, absolutely undisturbed by any particular that deviates from the chosen figure. A car like a ghost, like a white swan, like a mysterious creature that frees itself from reality and slips into a world of ostrich eggs and cotton candy, an object absolutely uncomfortable in everyday life, born to ride the streets of dreams.
It’s beautiful, the long hood emphasized by the chrome strip that joins the small door, the white spoke wheels, the big yellow and white lights, and its beauty lies mainly in its unreal nature, the nature of an object without grease, motor oil, gas and black smoke.
It’s a car, of course, but also its negation, as the works of Manzoni represent both art and its absence.

***

Ma i suoi capelli hanno il candore argentato dei miei giardini d’inverno, i suoi occhi i riflessi freddi dei cristalli ghiacciati, le labbra le spine sottili dell’agrifoglio.
Sospeso nell’aria farinosa e irreale, fra gli alberi curvi di neve e le palme imbiancate, il tempo non lo riguarda.
Cammina piano. Il gelo lo avvolge, lo inghiotte. È solo.
Candidi i capelli, freddi e bianchi camicia, vestito e scarpe.
Anch’egli innevato come le statue sedutegli accanto.

Il colore nasce dalla capacità degli oggetti di riflettere una certa frequenza della luce bianca; il color bianco nasce appunto quando un corpo assorbe tutte le frequenze riemettendole. E’ dunque un colore che in sé nasconde e comprende tutti gli altri.
Negli anni siamo stati abituati ad associare al colore bianco tutta una serie di implicazioni simboliche (purezza; eppure, anche alienazione, vuoto, solitudine; addirittura morte), forse più che ad ogni altro colore, eppure la verità è proprio l’opposto: il bianco è il colore dell’assenza.
Piero Manzoni lo sceglie per i suoi “Achromes” per sottolineare come sia l’assenza di gesto e creazione artistica il vero soggetto della rappresentazione; nelle prime tele di questa serie il colore viene applicato direttamente sulla tela, come se si trattasse di una base su cui poi dipingere, un oggetto in divenire la cui realizzazione si arresta però a questo stadio. Niente viene rappresentato in realtà, tutto è rappresentato in potenza.
Il messaggio creativo è affidato alla potenza espressiva del colore-non colore, e solo a lei, che bagna ed intride forme ed oggetti di uso quotidiano trasfigurati fino ad essere solo segni grafici.
Ancora una volta, il significato dell’opera risiede unicamente nel suo aspetto, che qui è vuoto e semplice come un discorso muto.
Analogamente, l’Alfa Romeo Flying Star fa del color bianco il suo tratto espressivo, raggiungendo il risultato di un’opera purissima e di grande eleganza, in cui l’impeccabile perfezione formale si sposa ad un chiarore abbagliante che non risparmia alcun particolare dell’automobile.
Creata nel 1931 dalla Carrozzeria Touring di Milano per una donna, Josette Pozzo, è una spider il cui felice disegno integra perfettamente particolari innovativi (l’inutile predella divisa in due parti che sembra un arabesco) e classici (il tipico radiatore Alfa Romeo), dove la coesione stilistica è rimandata tutta alla particolarissima livrea, assolutamente indisturbata da alcun particolare che si allontani dalla cifra scelta. Un’auto come un fantasma, come un cigno bianco, come una creatura misteriosa che si affranca dalla realtà e scivola in un mondo di uova di struzzo e zucchero filato, un oggetto assolutamente a disagio nella vita d’ogni giorno, nato per solcare le strade dei sogni.
E’ bellissima, il lungo cofano enfatizzato dal profilo cromato che si raccorda alla piccola portiera, le ruote a raggi bianche, i grandi fari gialli e bianchi, e la sua bellezza risiede soprattutto nella sua natura irreale, la natura d’un oggetto privo di macchie di grasso, di olio motore, di benzina e fumo nero.
E’ un’automobile, certo, ma anche la sua negazione, quanto le opere di Manzoni rappresentano contemporaneamente l’arte e la sua assenza.

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