It makes sense to talk about classic cars in a world struggling to make ends meet?

by Mrs Miura

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It makes sense to talk about classic cars in a world struggling to make ends meet?
Talking about it not as toys for the super rich, but as one of the many incarnations that art can have, definitely yes.
It’s not for me or anyone else to define what is included in the definition of art and what is left out, is a question everyone of us has to solve by itself, but it is indisputable that, for a long list of reasons, classic cars can reasonably aspire at least to the conceptual definition of works of art.
Having clarified this point, it seems obvious that talking about classic cars has the same meaning of talking of medieval illumination and architecture: a nice car, maybe an icon of motoring is a celebration of the genius of man, even more impressive when you considering the abysmal distance that separates one ton of steel from a Bugatti and a ton of marble from a sculpture by Michelangelo.
Furthermore, we all have a desperate need for beauty, beauty that makes the heart astonished and fills it with amazement.
So welcome is the contemplation of an object that, while softens the eyes with its appearance, at once brings to mind memories and dreams. Because yes, it is an object, but we all know how many meanings can have a simple object, and how its earthly, mortal, ephemeral, nature can move away from our imagination.
So welcome are the fruitless discussions about Ferraris and Lamborghinis and the lyrical outbursts of who doesn’t stop dreaming, but, above all, admiring a beautiful object.
And if I have not written anything from a few weeks, is only for study reasons.

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Ha senso parlare di auto d’epoca in un mondo che fa fatica ad arrivare a fine mese?
Parlarne non come un gingillo da super ricchi, ma come una delle tante incarnazioni che può avere l’arte, decisamente sì.
Non spetta a me né a nessun altro definire cos’è incluso nella definizione di arte e cosa ne resta fuori, è una questione che ognuno di noi deve regolare con sé stesso, tuttavia è indiscutibile che, per una lunga lista di motivi, le auto d’epoca possono ragionevolmente, aspirare alla definizione perlomeno concettuale di opera d’arte.
Chiarito questo punto, appare ovvio che parlare di auto d’epoca ha lo stesso significato del parlare di miniatura medievale o architettura: una bella automobile, magari un’icona dell’automobilismo è una celebrazione del genio dell’uomo, ancor più impressionante se si considera l’abissale distanza che separa una tonnellata di lamiera da una Bugatti ed un quintale di marmo da una scultura di Michelangelo.
Inoltre, tutti noi abbiamo un disperato bisogno di bellezza, la Bellezza che rende il cuore attonito e lo colma di stupore.
E dunque ben venga la contemplazione di un oggetto che, mentre ci addolcisce gli occhi con il proprio aspetto, contemporaneamente ci riporta in mente ricordi e sogni. Perché certo, è un oggetto; ma tutti sappiamo di quanti significati possa caricarsi un semplice oggetto, e la sua natura terrena, mortale, effimera, possa allontanarsi dalla nostra immaginazione.
Ben vengano quindi le sterili discussioni su Ferrari e Lamborghini e i lirici impeti di non smette di sognare ma, soprattutto, di ammirare una bell’oggetto.
E se non scrivo più da qualche settimana, è solo per motivi di studio.

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